Va in scena sabato 20 luglio, alle 21, nell’Auditorium del Parco archeologico di Santa Maria d’Agnano, lo spettacolo “Kitharodos, del Teatro Steinhof – La Casa di Pietra, nell’ambito del Festival AD Theatrum, “Luoghi, Voci e Suoni del Mediterraneo”.

La Compagnia “Teatro Steinhof La Casa di Pietra” costituita da attori, danzatori e musici di diversa provenienza promuove una cultura artistica e drammaturgica di “teatro-totale”. Lo spettacolo è coprodotto dall’Istituzione Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale e dalla Fondazione Tiziana Semerano.

Il professore Alessandro Fiorella, che in questo spettacolo è regista e protagonista, ha fondato la compagnia del Teatro Steinhof- La Casa di Pietra nel 1986. Ha un vastissimo ed eccellente curriculum: in particolare ad Ostuni è conosciuto per essere il fondatore e direttore artistico del laboratorio teatrale “Officina del Sole” che ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.
Altri interpreti sono : Carmela Cariulo, Antonio Aguila Carralero, Silvia Fiorella, Renè Fiorella e Angela Semerano, che ha partecipato a noti programmi televisivi e produzioni cinematografiche nazionali.

Le musiche sono di Alessandro Basile e Mauro Semeraro, le coreografie di Antonio Aguila Carralero, Rosa Cariulo e Carmela Cariulo, le luci di Antimo Frascaro e l’audio di Nicola Farina. Ecco alcune riflessioni, non semplici ma avvincenti, su questo spettacolo: “L’uomo è una creatura maledetta o un essere patetico che baratta il coraggio con la furbizia? Sono l’amore e l bontà a governare il mondo? O invece è la rabbia?
La pace è un interludio?

Tra slittamenti continui di domande e tentativi di ridefinizione, un’orchestra di personaggi in una sinfonia di situazioni. Questo solfeggio teatrale rende necessaria qualche acrobazia linguistica, un coacervo di suoni, idiomi che dal mondo antico giungono e mutano, per arrivare ai giorni nostri.

Ogni personaggio viene descritto con epiteti che sembrano accompagnati da un’ombra o da una lanterna: goco di luce-buio, consegnato alla danza.
Il racconto si fa personale e, ciò nonostante, la drammaturgia assume una più forte tensione verso l’universale, attraverso paesaggi e volti impressi nella memoria e nel corpo: Choreia libera l’io nella storia, Emmeleia, lenta, sacra e solenne, purifica i luoghi e li restituisce incontaminati alla comunità.

Cosa può raccontare un povero cantore della multiforme natura del mondo?

Se tutto viene negoziato nell’Olimpo, evidentemente c’è una falla nell’onnipotenza degli Dei. Vedremo se l’uomo antico e i suoi aedi riusciranno ad intenerirli, aiutati dalle eterne magnificenze del divino: Melpomene, cantando la tragedia o Talia, nel far fiorire la poesia bucolica”.

Ferdinando Sallustio